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    July 13

    Dondola (versi di S. Becket)

    Dondola

     

    Ascolto mentre guardo fuori. C’è sempre una finestra oltre la quale cacciare via il pensiero, la possibilità di vederlo risucchiare dal paesaggio intorno e magari sparire per un po’.

    Anche io con lui.

     

    Ha impiegato meno di tre minuti per scaricare il file. La linea analogica è veloce e il cursore verde procedeva spedito, senza intoppo. Avevo clikkato “salva” e scelto un percorso.

    Un percorso per il tuo file. Il tuo spazio.

     

    Becket ha fatto il resto. Strano a dirsi ma vero.

     

    finchè infine

    giunse il giorno

    giunse infine

    a capo d’un lungo giorno

     

    ed erano giorni che giravo attorno al suo “Dondola”, lasciandomi dondolare da quel movimento lento, ricalcato nel ritornello che lagna scricchiolando

     

    seduta alla sua finestra

    tranquilla alla sua finestra

    unica finestra

    di faccia ad altre finestre

    altre uniche finestre

     

    così io, ora. Seduta alla mia finestra. E’ pieno giorno che non vedo. Sei entrato tu, in questo giorno, in questa vita. La mia vita. Le tende su. Sopra gli occhi un velo. Ho aperto il file. La fotografia di una voce. Di quelle strade percorse cieca. Illuminazione volontaria, decisione di mostrarsi

     

    un’unica tenda su

    niente di più

    mica d’una faccia

    dietro il vetro

    di occhi affamati

    come i suoi

    di vedere

    essere visti

     

    e ci muoio sui tuoi occhi, filtrati da lenti che non mi permettono l’ingresso. In questo giorno. Solo un giorno. Come tanti giorni. In cui compari dentro. E ora sei qui. Nelle mie cose. Fra le mie carte, i pensieri, i fogli stanchi di tanti giorni. Troppi per come ne avevo visti passare. Questo giorno. E’.

     

    così che infine

    a capo d’un lungo giorno

    scese giù

    giù lungo le ripide scale

    tirò giù la tenda e giù

    dritta giù

    nella vecchia dondola

     

    per questo dondolo. Ti guardo e dondolo. I capelli corvini, introversi, indocili. Tiro giù la tenda. La tua bocca, il limite esatto del suo profilo. Le labbra. Mangiano. Il naso. Annusa. Il viso. Guarda. Giù la tenda per guardarti e trovarti. Eccoti. Eccomi. Eccoci. In questo strano giorno. Dondolando. Smarrisco. Perdo dolore e tempo. Anno dopo anno. Il nero trasformato. Seduta a dondolare. Desidero. Questo spazio obliquo contenuto di te.

     

    e dondolò

    dondolò

    con gli occhi chiusi

    a chiudere gli occhi

    lei per così tanto tutta occhi

    occhi affamati

    tutt’intorno

    in alto e in basso

    su e giù

    alla sua finestra

     

    Zoom avanti, rimpicciolisco il resto. In alto e in basso. Evanescente immagine di un luogo che non conosco. Tu sei lì. Io non ti conosco. Dondolo cercando. Dondolo sperando. Un giorno. Alla fine di un lungo giorno. Tirare giù le tende. Così le mani potrebbero sfiorarti. Chiudo gli occhi. I polpastrelli divorano la tua pelle. Profilo e fondo. Come in un bicchiere, in un lutto, come la gioia. Occhi affamati. Non sapevo fino a questo giorno. Di fame e arsure, di carestie. Non lo sapevano i miei occhi.

     

    seduta alla sua finestra

    tranquilla alla sua finestra

    tutta occhi

    tutt’intorno

    in alto e in basso

    in cerca d’una tenda su

    niente di più

    mica d’una faccia

    dietro il vetro

    di occhi affamati

    come i suoi

    di vedere

    essere visti

    no

     

    vorrei mi guardassi. In questo giorno. Ho tirato giù le tende. Il tuo sguardo dentro. Su e giù. Più in là. Oltre. Il mio corpo fatto d’occhi. Qui ora. In questo giorno. Per essere tuo. Il respiro. Alto. Fuori dalla finestra. Occhi come mani. Le mie. Le tue. Che non conosco. Che non conosci. Ascolto. La tua carne che parla. Cosa accade? Dici. Lo dici in questo giorno e apri giorni. Alla finestra aspetto. Mentre mi cavi gli occhi. Statico lontano. Eppure sento. Le scale di corsa. La voglia che non attende. Sento e aspetto. Urgenza. Ora. Qui. Tranquilla alla finestra. Sei dentro di me. Inverso al movimento. Dondoli. Dondolo. Dondoliamo. Le tue mani. Ancora scendono. Le scale. Silenziose ascoltano. Le tende. Coprono la discesa. Scendi. Attraversi le mie voglie senza sorridere mai. Scendi dondolando. Fino alla mia sedia a dondolo. A capo d’un lungo giorno. Sei sotto. Nuda. Pelle senza veli. Nessun altro desiderio. Tu. Su e giù. Entrando.

     

    d’una tenda su

    come la sua

    appena appena come la sua

    un’altra tenda niente di più

    e un’altra creatura là

    dietro il vetro

    un’altra anima vivente

    un’unica altra anima vivente

    finché giunse il giorno

    giunse infine

     

    infine. Altra creatura. Anima spessa di questo Occidente lontano. Oltre il vetro. Oltre nell’indentro. Perché sei qui. Dietro il vetro. La mia parte. Anima vivente. Altra. Che siedi qui accanto. Spessa e accesa. Gli occhi. In ogni luogo. Apro e tiro giù le tende. La mia. La tua. Ho bisogno del.

    Dieci sensi. Per capire entrare e uscire. Da me. Da te. Questo dice fuori dalla finestra. Questo sto gridando. Mentre sale la paura. Guardo il tuo sguardo. Mano nella tua mano. Le labbra che scrutano lo spazio. Giù e su. Anima di vetro, anima vivente. Giungesti infine. Lontana. Un giorno. Silenzio opaco. Avverto te. So che ci sarai sempre. Scritto nello scricchiolio della mia dondolante essenza. Spiegami l’ultimo senso. Questo che mi conduce. Giù e su. In te. Inchiodata dentro. Inchiodato dentro. Dondolando.

     

     

    e la dondola a dondolare

    a dondolare ancora

    così che infine

    a capo d’un lungo giorno

    scese giù

    infine scese giù

    giù lungo le ripide scale

    tirò giù la tenda e giù

    dritta giù

    nella vecchia dondola

    delle braccia finalmente

    e dondolò

    dondolò

     

    ed è lama il tuo sguardo. Dondola. Lama che s’intreccia alla mia carne. Liquefatta. Sottile linea tra le braccia. Finalmente. Le braccia. Sottile non s’incurva incide. Incidi. Lungo le ripide scale. Sventri e divergi. Cuspide che tagli. La vecchia dondola trema. Così il mio vuoto. Inciso. Sanguina. Tiro giù la tenda e giù. Dritta giù la tua lama. Penetra. Dritta. Nel mio odore. Sordo. Cieco. Fino a quel giorno. Questo giorno. Dondolare. Dondolare. Sulle tue lame. Questo faccio delle braccia. Finalmente. Le tua braccia che abbracciano. Stringono. Svengono giù. Su io. Sopra di te. Esangue. La finestra che sbatte. Tuona. Rimbomba. Su e giù. Rimbomba. Ora. Infine. Io sopra, tu sopra. Astuto il legno che non si sottrae né divide. Muove corpi. Elimina spazio eccedente. Un file. Desiderio. Un file. Occhi. Un file. Tu. Ora e ancora. Giù. I tuoi capelli. Nei miei.

    La vecchia dondola. Macerie. Dondolò. Infine scese giù.

     

    fino al giorno

    a capo d’un lungo giorno

    in cui disse

    a se stessa

    a chi altri mai

    tempo che la finisca

    tiri giù la tenda e la finisca

    tempo che scenda giù

    giù lungo le ripide scale

     

    ripida. La paura. Lama che non lascia scampo. Tempo. E’ solo questione di tempo. A capo d’un lungo giorno. Tempo che la finisca. Finisco prima di finire. Finiscimi. Mi finirai. Arriverò alla fine. Fondo. Giorno senza tramonto. Voglio appoggiarmi al tuo petto. Finire. Chiudere il cerchio. Astratta attraggo forze contrarie. La lama precipita giù. Rivoli a perdere. Ematica presenza di ferro. Le braccia legnose che stringono. Non soffoco. Prendo aria. Dondolando. Le ripide scale. E’ tempo che la finisca. Resta. E’ tempo che la finisca. Non andare. E’ tempo che finisca. Giù le spalle. Giù il tempo. Giù il suono. Silenzi. Dondolanti. Le mani. I tuoi occhi. Silenzi. Il tempo per te. Silenzi. Il tempo ingiusto. Silenzi. Tiri giù la tenda e la finisca. Cosa accade? Il luccichio confonde. Giù la tenda. Ti desidero come il vuoto. Idea. Vuoto. Sopra e sotto. Ti desidero. Amo la luce che confonde il tuo profilo. Istantanea. Non so chi sei. Istantanea. E’ tempo che la finisca.

     

    no

    finito con questo

    alla dondola

    delle braccia finalmente

    dicendo alla dondola

    dondolala via

    turale gli occhi

    a fottere la vita

    turale gli occhi

    dondolala via

    dondolala via

     

     

    * In corsivo i versi di “Dondola” di Samuel Becket.